“È dentro il cervello che il papavero è rosso”
Villa Panza – domenica 8 giugno – ore 19.00
Al termine della conferenza, chi lo vorrà potrà trattenersi a cena presso il ristorante Luce di Villa Panza.
La Delegazione FAI di Varese è lieta di ospitare a Villa Panza domenica 8 giugno la dottoressa Ludovica Lumer per una conferenza imperdibile sia per il tema particolarmente interessante sia per la grande competenza scientifica della affascinante e appassionata relatrice.
Ludovica Lumer – neurobiologa, filosofa, ricercatrice di Neuroestetica e studiosa di arte contemporanea – seguirà un percorso esplorativo delle connessioni tra neuroscienze ed espressioni artistiche; illustrerà quali meccanismi celebrali determinano il processo di trasformazione di concetti e immagini in forme artistiche e come il nostro cervello ne percepisce il messaggio.
Dal libro che Ludovica Lumer sta scrivendo con la psicologa Sara Boffito:
Le neuroscienze ci mettono oggi a disposizione un’enorme quantità di dati sul funzionamento di varie parti del sistema nervoso, dati che raccontano storie, più o meno esaustive, su come gli esseri umani vivono, interagiscono e si muovono nel mondo. A questo proposito l’arte, una delle più elevate espressioni della complessità umana e delle più raffinate modalità di rappresentare sensazioni ed emozioni, ci fornisce uno dei più preziosi documenti sul funzionamento del cervello e in ultima istanza dell’uomo.
Negli ultimi vent’anni sono state fatte scoperte molto importanti che hanno notevolmente semplificato lo studio dell’attività del cervello umano. Da qui è avvenuto un radicale cambiamento nella tipologia di domande che gli scienziati si pongono sul cervello e dunque anche del nostro modo di guardare alle funzioni e al funzionamento del sistema nervoso. Non siamo solo arrivati a capire che il cervello non è un cronista passivo di quello che succede nel mondo esterno, ma un partecipante attivo che usa la realtà fisica per creare il mondo che esperiamo, siamo anche giunti a farci domande che sembravano fino ad oggi troppo soggettive, per essere oggetto di una vera e propria indagine scientifica.
Questioni come i correlati neurali dell’amore, il desiderio, la bellezza, o il sostrato fisiologico dell’identità, l’empatia e le interazioni sociali sono tutte diventate materie di studio, specialmente dopo che è stato dimostrato che l’attività cerebrale corrispondente a questi stati, non solo può essere localizzata, ma anche quantificata, permettendoci quindi di oggettivare le sensazioni soggettive che proviamo.
L’arte contemporanea, nel suo essere in bilico tra progettualità e azione, tra idea e gesto creativo, esplora e rivela le capacità percettive del sistema nervoso; come scrisse Marcel Duchamp, “l’artista agisce come un essere medianico che, dal labirinto al di là del tempo e dello spazio, cerca la sua strada verso la radura” (Duchamp, 1957).
L’opera d’arte e il processo creativo diventano per lo scienziato il racconto esplicito e diretto delle esperienze percettive, emotive e comportamentali, non più imprigionate, e forse imprecisamente sminuite, dai confini della spiegazione verbale e del contesto sperimentale. E seguendo le parole di Duchamp, “se accordiamo dunque all’artista gli attributi di un medium, dobbiamo allora rifiutargli la facoltà di essere pienamente cosciente, sul piano estetico, di quel che fa o del perché lo fa – tutte le sue decisioni nell’esecuzione artistica dell’opera restano nel campo dell’intuizione e non possono essere tradotte in un’autoanalisi, parlata, o scritta o perfino pensata” (ibid.).
A completare il processo creativo, “a determinare il peso dell’opera sulla bilancia estetica” (ibid.), interviene lo spettatore. “In definitiva, l’artista non è il solo a compiere l’atto della creazione, perché lo spettatore stabilisce il contatto dell’opera con il mondo esterno decifrando e interpretando le sue profonde qualificazioni e così aggiunge il proprio contributo al processo creativo” (ibid.).
L’arte è dunque un dialogo a tre, tra l’artista e la sua creazione e tra questa creazione e coloro che la osservano.
Davvero una conferenza da non perdere!
Ludovica Lumer, dopo gli studi presso l’Università degli Studi e l’Universita Bocconi di Milano, si forma presso la University College London con Semir Zeki, uno dei massimi esponenti mondiali della Neuroestetica. Con Zeki Ludovica Lumer ha intrapreso le prime ricerche nel campo della Neuroestetica, studiando la relazione tra la percezione visiva e la rappresentazione artistica. E stata docente esterno all’Università degli Studi di Milano Bicocca; vive e lavora a New York.